Salute e Benessere, facciamo chiarezza!

Nell’Aprile del 2001, la Commissione Salute dell’Osservatorio europeo sui sistemi e le politiche per la salute propose una definizione di benessere come uno “stato emotivo, mentale, fisico, sociale e spirituale di ben-essere (well-being), che consente alle persone di raggiungere e mantenere il loro potenziale personale nella società”.

Come dichiarato dall’OMS, fin dalla sua costituzione nel 1948, la salute è uno stato di totale benessere fisico, mentale e sociale e non semplicemente assenza di malattie o infermità. Consiste in uno “stato di equilibrio momentaneo e dinamico dal punto di vista biologico, psichico e sociale dell’essere umano.” Il concetto di benessere, dunque, è strettamente legato a quello di salute. Si parla di uno stato di salute momentaneo, ovvero statico, inteso come assenza di malattie ed uno dinamico, che individua la salute come una condizione in grado di adattarsi alle diverse situazioni. L’adattabilità è infatti una delle caratteristiche fondamentali della nostra capacità di mantenerci in buona salute. L’uomo sopravvive proprio perché in grado di adattarsi alle nuove situazioni ambientali che incontra, trovando equilibrio ed armonia tra tutti gli aspetti biologici, psichici e sociali che contraddistinguo una nuova condizione. Questa concezione dinamica della salute non può prescindere, inevitabilmente, da una presa di coscienza personale e porta con sé il concetto stesso di responsabilità individuale. Questo non significa che un essere umano non possa ammalarsi, ma significa che è suo dovere mettere in pratica tutte le precauzioni e le strategie possibili per mantenere al meglio le nostre condizioni di vita. L’educazione alla salute, ovvero la consapevolezza che la nostra salute contribuisca al mantenimento della salute pubblica, è stata spesso sottovalutata, ma appare, oggi, in tutta la sua drammatica evidenza.

Benessere, filosofia e felicità

Naturalmente la riflessione intorno al concetto di benessere non è nuova, ma trova origine nella filosofia antica e, in particolare, nella eudaimonia aristotelica, quale fine ultimo dell’esistenza umana. Secondo Aristotele gli uomini non compiono alcuna azione né prendono alcuna decisione senza che queste abbiano una finalità. E questa finalità è identificata da Aristotele con il BENE, che ogni nostra scelta persegue:” il bene è ciò a cui tutte le cose tendono.” Cercare di spiegare in cosa consista questo bene e come lo si possa ottenere è lo scopo dell’etica aristotelica. Per raggiungere l’obiettivo Aristotele si mantiene fedele al proprio metodo di ricerca, che consiste nell’osservazione del Mondo per giungere poi a conclusioni razionali a partire dai dati empirici ottenuti dall’esperienza. Dunque, lo studio degli uomini, dei loro comportamenti, della loro condotta e dei loro discorsi su tutto ciò che percepiscono come BENE o, viceversa, come mancanza di bene. A conclusione di questo percorso, Aristotele afferma che il bene ultimo verso il quale convergono tutte le azioni degli uomini, è il Bene Supremo, che, concretamente, si può identificare con la eudemonia, termine che spesso viene tradotto come FELICITA’, anche se con un significato diverso da quello che si da oggi a questa parola. Si tratta di una felicità autentica e assoluta, una “pienezza”, che rappresenta il raggiungimento del successo nella vita, di cui è un valore supremo. Quindi, quello a cui ogni essere umano aspira è la ricerca di questa felicità, intesa come perfezione individuale raggiunta tramite l’attuazione delle proprie capacità. Per quante deviazioni si possano fare nel percorso della propria vita, alla fine ciò che tutti perseguono è questa pienezza, questa crescita come essere umano. Non è esattamente la felicità come la intendiamo oggi, ma con questa mantiene una relazione diretta. L’etica aristotelica ha lasciato un segno profondo nella storia del pensiero successivo. Tutte le etiche, che si basano sulla coltivazione delle buone abitudini, quelle che parlano di virtù, quelle che interpretano la vita come qualcosa che è diretto verso un fine nobile, quelle che privilegiano la moderazione del giusto mezzo agli estremi, sono debitrici del pensiero aristotelico.

Anche Platone aveva affermato che la salute del corpo e quella dell’anima sono indissolubilmente collegate in un equilibrio complesso. La guarigione del corpo è impossibile senza quella dell’anima. E affinché l’arte medica sia efficace sia necessaria una competenza che vada oltre la mera tecnica, ma che abbracci totalmente l’essere. L’espressione utilizzata per esprimere questo concetto è hòle ousia, che in greco significa totalità dell’essere, ma anche essere sano.

Una questione di equilibrio

Nel dibattito contemporaneo, per quanto sia possibile riscontrare concetti simili su ciò che possiamo valutare come una buona vita, è difficile però individuare una definizione univoca di benessere e anche di salute. Ma cos’è veramente la salute? In genere la definizione ed anche la nostra percezione è in negativo: la mancanza di malattia. Ma in realtà le cose sono molto più complesse.  Se con salute intendiamo uno stato psico-fisico di benessere e soddisfazione, gli elementi che entrano in gioco sono molteplici.

La salute è una condizione di armonia globale dell’individuo e che sia così è ampiamente dimostrato dalle dinamiche stesse del nostro organismo: con un dolore cronico, ad esempio, si impara a convivere. Un mal di schiena, non troppo invalidante e non dovuto a cause gravi, innesca, nel nostro corpo, una serie di meccanismi di compensazione e assuefazione per cui, alla fine, non sarà quasi più percettibile. Il dolore sarà un aspetto della vita, non piacevole certamente, ma accettabile come tanti altri. Allo stesso modo, nel nostro organismo, il deficit di un organo o di una funzione sarà compensato da altri organi e da altre funzioni in una continua ricerca di equilibrio il cui fine ultimo è il ripristino dell’armonia tra le parti. E qui ritorniamo anche all’adattabilità a cui abbiamo già accennato.

La semplice contrapposizione presenza/assenza di malattia non è sufficiente a spiegare il complesso meccanismo che regola e determina la nostra percezione di benessere. La salute è armonia tra le varie parti del corpo, armonia tra corpo e mente e armonia tra l’uomo e l’universo che lo circonda. La definizione di salute più rispettosa delle esigenze dell’essere umano è forse proprio quella data dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per cui la salute è una condizione di armonia fra corpo, mente e società. Il concetto di salute poggia su una visione globale dell’uomo.

Un tentativo per cercare di comprendere le numerose sfaccettature del concetto di benessere, si potrebbe fare prendendo in considerazione due approcci opposti: quello soggettivo e quello oggettivo.

Sempre secondo l’OMS il concetto di qualità della vita viene definito come “percezione individuale della propria posizione nella vita in riferimento al contesto culturale e al sistema di valori di appartenenza e in relazione ai propri obiettivi, aspettative, standard e preoccupazioni. È un concetto di ampia portata influenzato in modo complesso dalla salute fisica, dallo stato psicologico, dalle credenze personali, dalle relazioni sociali e dalle condizioni ambientali.” Ciascun individuo, dunque, valuta la propria condizione in base ad una serie di standard personali. Una dimensione “soggettiva” basata su valutazioni individuali per lo più legate a valori socioeconomici.

Un approccio basato su una concezione “oggettiva” del benessere, invece, fa riferimento ad una serie di indicatori oggettivi in una determinata area geografica o culturale. La particolarità di tali indicatori è quella di far riferimento ad analisi statistiche e quantitative piuttosto che a percezioni individuali. In particolare, i parametri di riferimento riguardano solitamente bisogni sociali essenziali quali salute, istruzione, abitazione, lavoro, ecc.

Nel dibattito contemporaneo, tuttavia, molti studiosi ritengono che, alla misurazione di un benessere oggettivo debba essere affiancata necessariamente la percezione individuale, in base alla quale, ciascun essere umano valuta il proprio grado di soddisfazione e assegna un valore alla propria esperienza quotidiana.

Si può ritenere dunque, in definitiva, che il benessere sia una condizione in cui componente oggettiva e soggettiva si condizionino vicendevolmente e che proprio tale rapporto di reciprocità costituisca la migliore indicazione per un percorso che possa approdare a una concezione di benessere degli individui esattamente come percepita e auspicata dagli stessi.

Salute come diritto fondamentale

Lo stesso art. 32 della Costituzione Italiana recita:

– La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.

Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.

 

La salute come diritto fondamentale: è l’unico diritto, nella nostra costituzione, definito come tale. Questo diritto è riconosciuto ad ogni individuo. La salute viene poi identificata come interesse della collettività. Lo Stato ha il dovere di tutelare la salute di tutta la popolazione perché il benessere del singolo non prescinde da quello della comunità a cui appartiene. Ecco dunque che, in un’unica norma, la Costituzione tutela la salute del singolo e della collettività. Fra l’altro, la nostra Costituzione è stata la prima, fra quelle europee, a riconoscere e tutelare il diritto alla salute sia nella sua valenza individuale che sociale. Un primato che, ancor oggi, dovremmo continuare a tutelare.

Sempre nella nostra Costituzione, il diritto alla salute si definisce poi come diritto all’integrità fisica e psichica, sia nel senso di poter avere accesso a cure e trattamenti sanitari sia nel senso di poter usufruire di un luogo di vita e lavoro salubre. Un concetto dunque definito non soltanto in senso negativo, come mancanza di malattia, ma anche in senso positivo come completo benessere fisico e mentale. Il concetto di salute in senso positivo è molto importante ed è una conquista dei moderni ordinamenti statali. Lo Stato si impegna per il raggiungimento del benessere dei propri cittadini tramite una politica ispirata più alla prevenzione che alla cura.

La salute è dunque un diritto fondamentale perché premessa indispensabile all’esercizio di tutti gli altri diritti previsti dalla Costituzione e perché condizione imprescindibile per il completo e piano sviluppo dell’essere umano.

 

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